Le Cronache della Biosfera

P E R U N P U G NO D I MAG N E S I O LE CRONACHE DELLA B IOSFERA 20 Segui il percorso di Gianna finché non arrivi all’ultimo punto panoramico con due panche di pietra. Il numero inciso sulla targhetta di metallo a terra (cercala! Si trova 20 metri più avanti!) ti regala ben quattro caselle da annerire sulla tua griglia numerata: • Il numero delle cifre che lo compongono. • Il valore della seconda cifra, a cui va aggiunto uno. • La somma delle prime due cifre, a cui va aggiunto due. • Il doppio del valore della seconda cifra, a cui va aggiunto uno. Fatto questo, la storia prosegue al paragrafo 15. 21 Gianna ripartì dalla vedetta, ormai era prossima alla meta e non vedeva l’ora di vedere i suoi amici e di arrampicare con loro. Tra loro non c’erano competizioni o antagonismi di sorta, c’era un forte spirito di gruppo. Chi riusciva a superare un punto difficile, incoraggiava poi gli altri a provarci. Arrivata sulla strada asfaltata, si diresse a sinistra, verso il belvedere, sovrastata dalle bellissime falesie della Napoleonica, esposte a sud- ovest, l’ideale per godere del sole sino al suo tramonto sul mare. Là vide i suoi amici che la stavano aspettando poco più avanti. Raggiungi il belvedere dedicato a Enzo Cozzolino , e poi prosegui la lettura al paragrafo . La bellezza della strada Vicentina continuò a tener compagnia a Gianna finché non arrivò ad un ultimo punto panoramico transennato, con due panche di pietra. Qui si fermò, perché 20 metri più avanti vide per terra la targhetta di metallo con la distanza percorsa, e capì che ormai mancava pochissimo. Decise così di prendersi gli ultimi momenti tutti per lei dando un’occhiata a quello che succedeva attorno alla fontana di Barcola, ben visibile da lì. 22 Gianna riprese il suo cammino seguendo il sentiero dodici, segnato in bianco e rosso e facilmente individuabile proprio dietro ai bagni. Una bellissima penna azzurra attirò la sua attenzione. La raccolse, e poi proseguì sino ad arrivare alla Vedetta d’Italia, da dove si godeva di un panorama magnifico. Segui i passi di Gianna lungo il sentiero dodici sino alla Vedetta d’Italia. Sali gli scalini e goditi il panorama. La storia prosegue al paragrafo 16. La ghiandaia (Garrulus glandarius) è un uccello appartenente alla famiglia dei corvidi. Molto comune in Carso, è facilmente riconoscibile per le penne copritrici di un colore azzurro acceso con bande nere. Enzo Cozzolino (1948- 1972) è stato un alpinista triestino, tra i pionieri del settimo grado, che si allenava spesso sulle pareti della Napoleonica. A lui è dedicato il belvedere dove si concluderà la nostra storia. 23 Seduta sulla panca, Gianna approfittò per bere un sorso d’acqua dalla sua borraccia. Nello zaino, c’era anche il sacco contenente la magnesite, utilissima per controllare la sudorazione dellemani durante l’arrampicata. Uno dei primi a introdurla a livello mondiale era stato il triestino Enzo Cozzolino, che l’aveva conosciuta nel mondo della ginnastica attrezzistica. Gianna l’aveva comprata proprio quel giorno nella drogheria storica della città, perché i suoi amici ne erano rimasti senza. Sulle panche di pietra Gianna notò incisi due nomi. Dai un’occhiata alle panchine di pietra . Puoi annerire altre due caselle nella tua griglia numerata: • Il numero di lettere del primo nome. • Il numero di lettere del secondo nome. Poi somma questi due numeri, e vai al paragrafo corrispondente . 24

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