Le Cronache della Biosfera
P E R U N P U G NO D I MAG N E S I O LE CRONACHE DELLA B IOSFERA 10 Le scarpe di Gianna, molto comode per camminare, erano delle normalissime scarpe da ginnastica Superga, che lei, come tutti i suoi amici, utilizzava anche per arrampicare. Fino alla fine degli anni ‘60 in realtà era molto più comune rinforzare i normali scarponi da montagna con delle suolette, per renderli più rigidi. Ma poi erano stati sostituiti un po’ da tutti nel giro, soprattutto perché così si allenavano molto di più le braccia. Tornando più indietro nel tempo, negli anni ‘30, Emilio Comici utilizzava invece delle scarpe con la suola di tela, per potersi aggrappare meglio alle asperità. La storia prosegue al paragrafo 4 La storia prosegue al paragrafo 4 11 Mentre metteva via la borraccia, Gianna trovò nel suo zaino un chiodo da arrampicata. Con i suoi amici non ne usavano tanti in realtà. Il vero fascino dell’arrampicata per loro era costituito dallo studio del passaggio nei minimi particolari per poterlo affrontare in “libera”, una sorta di battaglia ad armi pari. Recentemente erano stati introdotti i primi chiodi ad espansione, che potevano violare la roccia anche dove essa era più compatta, mentre prima la chiodatura era possibile solo dove le fessure naturali lo permettevano. Per Gianna, i sostenitori dei chiodi a pressione erano dei “mastri scalpellini”. Negli anni ‘80 ci fu la “rivoluzione” dello spit, che permise di “attrezzare” le pareti dall’alto, per poi arrampicare seguendo la via già chiodata. Prima di allora le pareti venivano “aperte” dal basso. Emilio Comici (1901-1940), triestino, è stato il primo italiano ad aprire una via di VI grado nelle Dolomiti. 12 Dopo essersi dissetata sulla panca di pietra, Gianna pensò che era il momento di ripartire. I suoi amici la stavano aspettando. Segui il percorso fatto da Gianna. Arrivato all’area di sosta descritta, siediti e prosegui la lettura al paragrafo Se stai percorrendo il sentiero Cobolli , vai al paragrafo Se stai percorrendo la strada Vicentina , vai al paragrafo 6. Le panchine di pietra presenti sui due sentieri sono state donate nel 2005 al Comune di Trieste da Elvia Battiggi, in memoria del marito Ernesto. Gianna non dovrebbe vederle, essendo la nostra storia ambientata negli anni ‘70. Ma la fantasia può questo e altro. Il rimboschimento del Carso utilizzando il pino nero (Pinus nigra) fu un’opera titanica. Nel tempo furono piantate circa 10 milioni di piante. 13 La strada Vicentina è conosciuta comunemente come “la Napoleonica”, perché si pensava, erroneamente, che ad inaugurare il percorso fossero state le truppe napoleoniche. La strada invece è stata costruita dall’ingegner Giacomo Vicentini nel 1821. Il terreno in origine era sterile e sassoso, poi, tra il XIX ed il XX secolo, c’era stata l’opera di rimboschimento con il pino nero. Già dopo pochi metri di strada, il panorama sulla sinistra si apre sul Golfo di Trieste, baciato dal sole. Per terra, ogni tanto, delle piccole targhe metalliche segnalano la distanza percorsa. Così, dopo appena 200 metri, Gianna incontrò la prima piccola area di sosta con tre panche di pietra, e decise di prendersi una piccola pausa. 6 7 26 23
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