Le Cronache della Biosfera

P E R U N P U G NO D I MAG N E S I O LE CRONACHE DELLA B IOSFERA 03 L’aver scelto la strada Vicentina permise a Gianna di arrivare prestissimo, quando i suoi amici praticamente non avevano ancora iniziato ad arrampicare. Poterono perciò dividersi il magnesio che la ragazza aveva portato, e dedicarsi al divertente “gioco dei traversi”. In pratica, uno alla volta, seguivano una via orizzontale, per poi lasciare un sassolino bianco nel punto più lontano raggiunto, a testimoniare l’eventuale nuovo record. Cominciarono poi con i passaggi, che non erano solamente un mero esercizio fisico di arrampicata, ma avevano una forte componente psicologica, dovuta all’altezza che si poteva raggiungere per uscire dalla parete. Il più bravo tra loro aveva un modo di muoversi che faceva quasi pensare a una diversa forma dello scheletro, quasi a una sorta di adattamento evolutivo. Era uno spettacolo vederlo arrampicare: non cercava l’appiglio, ma sembrava proprio che lo creasse coi suoi movimenti. La vista dal belvedere, la serenità della compagnia e l’attività fisica rendevano quel pomeriggio un’esperienza meravigliosa, che Gianna ripeteva quasi quotidianamente, e che la rendeva felice di vivere nella città di Trieste. Hai terminato la storia! Se vuoi, un’altra volta puoi rileggere il racconto provando un altro percorso... e un altro finale! Il punto panoramico è protetto da una transenna di ferro , formata da più elementi ciascuno caratterizzato da una bella X nel mezzo. Quante X ci sono in tutto? La storia prosegue al paragrafo corrispondente . 04 Persa nei suoi pensieri, Gianna si rese conto che cominciava a essere tardi. Decise quindi che era giunto il momento di proseguire. 05 Poco dopo l’ultimo bivio, Gianna raggiunse un piccolo belvedere con una panchina di legno. Da lì si vedeva molto bene il Faro della Vittoria. Proseguì ancora, sino a raggiungere un piccolo bunker, chiamato tobruk , sulla destra, testimone delle fortificazioni tedesche della seconda guerra mondiale. Qui si concesse una seconda pausa, per togliersi un piccolo sassolino che le era entrato in una scarpa. Raggiungi il bunker e prenditi pure una pausa, proseguendo la lettura al paragrafo 10. Puoi annerire un’altra casella nella tua griglia numerata : • Il numero diciotto, citato da Gianna. Poi prosegui la lettura al paragrafo 06 Eliminato il sassolino dalla scarpa, Gianna era ancora immersa nei suoi pensieri. Si stava domandando in quanti si sarebbero trovati oggi per arrampicare. Certe volte potevano arrivare ad essere una ventina. C’era anche chi si era costruito una sorta di piccolo rifugio, chiamato simpaticamente “casa de Berto”, per dormire direttamente sulla parete per non dover ogni volta percorrere la strada fino a Muggia. Fatti i rapidi calcoli, stabilì che probabilmente quel giorno sarebbero stati in diciotto. Un buon numero. Il faro della vittoria, costruito nel primo dopoguerra, è opera dell’architetto italiano Arduino Berlam. 2

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