Le Cronache della Biosfera
I L MO S T R O D I CA NOV E L L A LE CRONACHE DELLA B IOSFERA Prosegui a leggere la storia al paragrafo 9. 6 04 Gli equipaggi della pesca tradizionale al tonno erano formati da nove persone: sei vogatori e tre vedette. Janez aveva cominciato da vedetta, ancora bambino, per poi salire in barca da adolescente. La tonera su cui prendevano posto i vogatori era lunga 12 metri, ed era equipaggiata con una rete di accerchiamento lunga 500 metri, chiamata trata . Un capo di questa veniva attaccato allo špiček , uno scoglio affiorante dall’acqua risalente ai tempi in cui a Canovella c’era un antico porto romano. Le tre vedette, chiamate kolnari , si posizionavano su punti di osservazione chiamati karune , su rupi alte più di 100 metri sopra il livello del mare. Due vedette erano laterali, distanziate tra loro di più di un chilometro, mentre al centro v’era il mezzano, posto proprio sopra la barca, il quale era il principale responsabile delle operazioni. La vedetta laterale verso Duino era detta “de grassa”, quella verso Trieste “de magra”. Quando una vedetta laterale vedeva il banco di tonni, avvisava il mezzano che iniziava a dirigere le operazioni, ordinando ai vogatori di remare verso il largo calando la rete con cui circondare i pesci. Una volta completata la manovra, l’altro capo della trata veniva consegnato alle vedette, che nel frattempo erano scese a riva, mentre i vogatori la tenevano sollevata il più possibile per evitare che i tonni potessero scappare. In questa fase di solito arrivava tutto il villaggio a dare una mano, e la pesca si trasformava in una vera e propria festa di paese. Questa era la fase che più piaceva a Janez, come un po’ a tutti. Anche oggi c’è chi osserva il mare per avvistare specie di particolare interesse. AvvistAPP, scaricabile gratuitamente inquadrando il QR code, è uno strumento sviluppato dall’OGS col quale tutti possono contribuire al monitoraggio di ctenofori, meduse, tartarughe e delfini. Questo racconto si ispira a una storia vera (la balena, del peso di 3000 chili, in realtà si spiaggiò a Duino, nel 1730) tramandata da generazioni e raccontata dal capitano Bruno Volpi Lisjak nel suo libro “Profumo di mare - Storielle umoristiche, ma reali, del litorale triestino”. 05 Il mostro di Canovella altro non era che una balena, la cui presenza nel Nord Adriatico è un evento rarissimo, tanto che la parola kit (appunto balena, in sloveno), ai tempi della nostra storia non esisteva proprio. Nessuno ne aveva mai vista una. Il Conte, a cui per legge spettavano tutti gli animali di cielo, terra e mare, trattenne per sé tutto l’animale, vendendone le parti ai mercanti delle regioni adiacenti, ma decise di fare un regalo a Janez, l’unico che era riuscito ad entrare in connessione con la balena. Gli regalò così il suo cuore, del peso di 22 chili, ritenuto una prelibatezza. In fondo se l’era conquistato. Janez scelse di non cibarsene, e lo seppellì vicino alla sua casa ad Aurisina, nello stesso luogo dove, qualche anno dopo, avrebbe collocato il suo amato zoppolo Tanja, compagno di tante avventure nel mare. Sei pronto ad abbandonare la comoda panca e riprendere il cammino? Prima devi risolvere questo enigma! Con quanti singoli pezzi di legno è costruita l’ultima balaustra vicino all’acero? Vai al paragrafo corrispondente. 06 Subito dopo la panca, il sentiero cominciava a scendere verso il mare in maniera più decisa, tanto che erano state sistemate delle balaustre di legno per evitare cadute improvvise. Proprio oltre l’ultima di queste, Janez passò accanto ad un solitario acero minore, circondato dalla salvia. L’acero minore, o acero di Montpellier, è una specie mediterranea che vive bene al caldo e sopporta la siccità.
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