Le Cronache della Biosfera

L A V I A L AT T E A D E L CA R SO LE CRONACHE DELLA B IOSFERA 18 Maja passò quindi il sottopassaggio della stazione e stava per puntare dritta verso la città e le prime consegne. Ma poi decise invece di allungare un po’ la strada e passare per il bel Parco di Miramare, girando a destra. In fondo era al suo primo viaggio della giornata, e le energie non le mancavano. Avrebbe accelerato al ritorno, non voleva perdersi lo spettacolo di quel giardino enorme. Anzi, appena entrata, decise di fermarsi su una panchina per un’ultima sosta. Prese in mano il suo taccuino, e si ricordò della partita a scacchi con il signor Pino che l’avrebbe attesa a fine consegne. Decise di elaborare ora la sua strategia. Pensava che la situazione fosse abbastanza bilanciata, anche se vedeva che il suo avversario aveva la regina in una posizione molto aggressiva. Era il pezzo più forte di tutti, e non a caso anche il più grande di tutti. Sembrava proprio che la sua forma fosse stata progettata per incutere timore agli altri. E vi riusciva benissimo. D’un tratto a Maja tornò in mente lo stagno, l’inizio del suo viaggio odierno. Si ricordò di quella battaglia tra formiche, di come le guerriere fossero più grandi e più aggressive delle altre, ma di come quest’ultime, unite, fossero riuscite a contrastarne più d’una. “Giusto,” si disse, “l’unione fa la forza”. Si accorse così che i suoi pedoni, mossi nel modo giusto, potevano tendere una trappola mortale alla regina del signor Pino. Il suo spirito d’osservazione, ma soprattutto la sua curiosità per la natura che incontrava lungo la sua strada, le avevano suggerito la tattica vincente. Ora sapeva quali erano le prossime mosse da fare per battere il signor Pino. Chiuse il suo taccuino, e partì. Hai terminato la storia in discesa! Se non l’hai già fatto, puoi ricominciare dall’ e accompagnare Maja in salita! 1 19 Maja mise da parte i suoi disegni e riprese il suo cammino in salita, inesorabile passo dopo passo. Poco più su, altre due panchine e una fontanella, da cui si abbeverò. Ripensò bene alle istruzioni del signor Pino per guardare il cielo: almeno due ore dopo il tramonto, guardare verso sud concentrandosi all’inizio sull’orizzonte. Non sembrava così difficile. Le sembrava incredibile non aver visto prima ciò che le era stato descritto. Ma tendenzialmente a quell’ora era già a letto, a riposarsi per il giorno dopo (la sveglia era sempre fissata alle 4!). Proseguì, con la scala che diventava via via più ripida, accompagnata sulla destra dal torrente. 20 Giunse quindi allo stagno di Contovello. Di origine artificiale, era una preziosa riserva idrica per il paese, privo di fiumi superficiali. Con una profondità massima di due metri circa, esso aveva una capacità di 1000 metri cubi d’acqua, ed era circondato da pioppi neri. A Maja piacevano in particolare gli alberi che crescevano proprio sul bordo dello stagno al centro del muretto, ospitati da un ulteriore piccolo muretto a forma di semicerchio, che li conteneva. Quanti sono gli alberi nel muretto a forma di semicerchio? Moltiplica il risultato per 8 e vai al paragrafo corrispondente. Raggiungi il torrente al 14 Gli stagni sono habitat molto importanti in quanto rappresentano gli unici ambienti umidi nel Carso, nei quali trovano rifugio organismi assenti in altre zone, come anfibi, bisce d’acqua, alghe e piante acquatiche.

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