Le Cronache della Biosfera
L A V I A L AT T E A D E L CA R SO LE CRONACHE DELLA B IOSFERA 04 Più si allontanava dalla città, più Maja si sentiva a suo agio, in mezzo alla sua amata natura. Non da meno, si sentiva anche più sicura di non rischiare di incappare inun controllo dei vigili. Non aveva infatti la licenza per vendere il latte, anche perché era permesso solo dopo i 21 anni, per cui doveva sempre stare in guardia per nascondersi. I vigili controllavano anche la qualità del latte, che doveva essere intero con almeno il 2,8% di grassi, valore al di sotto del quale veniva definito scremato o annacquato. C’era da dire che la maggior parte dei vigili erano cortesi e chiudevano un occhio sull’età delle mlekarice , ma non mancavano purtroppo anche quelli particolarmente incattiviti che usavano chiamarle “villiche”. Su un muretto, ad un tratto, Maja ebbe la fortuna di incontrare un esemplare di algiroide magnifico, una lucertola dai colori sgargianti. Poco dopo decise di fare una sosta. Era arrivata al punto da cui si godeva di un panorama spettacolare. Lei non si sedeva sulla prima panchina, preferiva sedersi dieci metri più su, dietro la ringhiera di protezione, a fianco del cartello, su quelle rocce che formavano una seduta che lei chiamava “la mia pietrapanca”. L’algiroide magnifico (Algyroides nigropunctatus) è una specie illirica che arriva fino alla Grecia. In Friuli Venezia Giulia è all’estremo ovest del suo areale, nonché unico punto in Italia. Sei arrivato alla pietrapanca di Maja? Allora siediti e goditi il panorama al 15 05 Continuando la sua discesa, Maja ripensò alla prima volta che accompagnò sua madre a portare il latte in città, l’anno precedente. Portò ben due vasi da 12 litri ciascuno, cosa che la rese molto orgogliosa. La mamma non si fidava ancora a farle usare lo “ svitek ”, il cercine, per cui li portò a mano per tutto il viaggio. Maja sapeva che quello era solo l’inizio della sua vita da mlekarica . Ora quello sarebbe diventato il suo lavoro quotidiano, senza mai potersi prendere un giorno di pausa. Addirittura, conosceva molte storie di mlekarice che spesso avevano partorito durante le consegne, ospitate dai clienti, e che si erano concesse poi solo 3-4 giorni di sosta, per riprendere subito il lavoro. Dopo qualche giorno con la madre, una volta imparata la strada e conosciuti i clienti, Maja iniziò a scendere da Contovello da sola, utilizzando però anche il cercine e la cesta, per avere così le mani libere per disegnare e prendere appunti sul suo prezioso taccuino. Nel mentre, gradino dopo gradino, giunse ad una fontanella di acqua potabile. Si rinfrescò e, poco più sotto, dove c’era anche una ringhiera di protezione, approfittò delle rocce a fianco del cartello che formavano una comoda seduta, che lei chiamava “la mia pietrapanca”, per godersi lo spettacolare panorama. Il cercine è un panno raccolto a forma di ciambella, che veniva indossato sul capo per potervi poi appoggiare la cesta (“plenir”) che conteneva i vasi di latte. Arrivato al punto panoramico, siediti anche tu, goditi il panorama e vai al . 15
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